Dalla parte dei bambini

Di fronte al racconto di una situazione traumatica vissuta è importante che il genitore sappia rispondere con un atteggiamento di ascolto e sostegno

Secondo la definizione dell’ O.M.S. si delinea una condizione di abuso e maltrattamento di un bambino quando una persona adulta, molto spesso si tratta di un familiare oppure di una persona incaricata della vigilanza e custodia di un bambino, approfitta della sua condizione di privilegio (Convenzione Onu d i New York sui Diritti del Fanciullo del 1989). Una condizione di abuso e maltrattamento può concretizzarsi in un comportamento attivo (percosse, lesioni, atti sessuali, ipercuria) o in una condotta omissiva (incuria, trascuratezza o abbandono); ma qualsiasi forma di violenza costituisce sempre un attacco confusivo e destabilizzante per la personalità in formazione del bambino. Non sempre è facile valutare la gravità delle conseguenze sul processo di crescita, specie nei casi in cui l’esperienza assume un carattere traumatico. Quest’ultimo si riferisce ad una situazione emotiva e fisica nella quale il bambino vive uno stato di impotenza e di incapacità a reagire, a sottrarsi e ad evitare quanto gli viene imposto.

Le reazioni dei genitori: credere o non credere?

Spesso i genitori di fronte al racconto di una situazione di abuso vissuta dal proprio figlio/a esprimono quasi sempre la comprensibile grande difficoltà ad affrontare la portata di quanto viene riferito dal bambino stesso. Di fronte alla rivelazione di abuso, un genitore può sentirsi in conflitto tra un pensiero che gli dice di credere al figlio/a e allo stesso tempo un altro pensiero, motivato come il primo, che lo porta invece a dubitare di ciò che gli viene riferito. Spesso le due “parti” possono ingaggiare una lotta interna, provocando molta sofferenza ed ansia al genitore, che non riesce più a distinguere tra il suo identificarsi con il figlio e ciò che lo vincola ad una valutazione più distaccata di adulto. Questo atteggiamento che è da considerare una normale modalità difensiva del proprio equilibrio da parte degli adulti contro le fantasie, che sorgono a fronte di queste rivelazioni, può severamente ricadere sui bambini stessi danneggiandoli riguardo alla stima che hanno di sé.

Ripensare la propria infanzia

Che tipo di comportamenti e problematiche bisogna essere pronti a
fronteggiare rispetto al bambino che afferma di avere subito un abuso
sessuale? Per riuscire a comprendere e a proteggere, risulta utile pensare alle proprie paure infantili e a quanto e quando si è stati vittime di ingiustizie, violenze, prevaricazioni e, se la cosa non sconvolge troppo, ad abusi subiti a propria volta (la vita ce ne sottopone numerosi, di varia natura e con diverso impatto soggettivo). Questa attività può aiutare l’adulto a mettersi nei panni del bambino, che dipende completamente dal mondo degli adulti.

Accogliere per iniziare a riparare

Ma che cosa provocherà in mio figlio questa esperienza? Solo par
zialmente si può rispondere a questo interrogativo e solo un’attenzione alle reazioni e atteggiamenti manifestati successivamente all’episodio può fomire delle ipotesi attendibili. Anche le reazioni e gli atteggiamenti manifestati dai genitori giocano una parte rilevante nel dare una lettura riparati-va, che sostenga un’elaborazione e contenimento adeguati degli effetti dell’esperienza negativa vissuta da parte del bambino.

Evitare domande sui dettagli

Spesso i genitori di fronte a questa difficile situazione si chiedono se devono negare quanto è successo, se è necessario minimizzare, sono domande legittime che possono portare i genitori a sentirsi sopraffatti dal dato concreto e oggettivo di quanto successo. E’ raccomandabile mostrarsi interessati esclusivamente a ciò che i figli hanno provato e non alla ricostruzione puntuale degli eventi o di che cosa hanno materialmente subito. Infatti, le eventuali domande da parte dell’adulto possono portare il bambino a rivivere un secondo trauma peggiore del primo. I genitori sono abituati a chiedere per capire e poter aiutare; in queste situazioni invece l’attenzione neces- sita di spostarsi non su ciò che si sa, ma su come si reagisce e su ciò che emotivamente si prova. Questo diverso atteggiamento richiede un’attenta condotta al fine di proteggere il minore dalla violenza supplementare di interrogatori ripetuti nel tentativo
di conoscere i fatti accaduti. Nella rivelazione dell’abuso il bambino è purtroppo potenzialmente esposto all’incredulità dell’adulto, al timore di incorrere nel biasimo e nell’accusa del genitore a cui viene denunciato l’atto. In effetti il bambino o l’adolescente devono fare uno sforzo molto intenso per vincere la tendenza a tacere su un’esperienza di cui si vergognano e di cui si sentono in parte responsabili al di là di ogni elemento reale, se non altro per il semplice motivo che è capitato a loro.

Ciò che le persone abusate insegnano da adulti

Quello che comunicano i Pazienti adulti quando parlano della loro esperienza infantile di abuso o maltrattamento, è un sentimento di perplessità come di chi racconta qualcosa a cui ha assistito in qualità di spettatore. Questo costituisce
un prezioso insegnamento per comprendere la traccia che l’esperienza di essere stati vittima di abusi lascia dentro alla persona. I sentimenti di intrusione, di disgusto, impotenza e paura, generati in particolar modo dall’abuso sessuale, provocano la disperante sensazione di trovarsi imprigionati in situazioni che possono essere immaginate vicine a quella di una fartalla intrappolata in una
ragnatela.

Chi sono le vittime?

Molto spesso le vittime dell’abuso sono bambini molto piccoli o adolescenti di varie età soprattutto prea-dolescenti. Come si è rilevato in letteratura, purtroppo gli attori di questo tipo di reato sono i familiari più stretti, quelli di cui il bambino si fida e dai quali ha più difficoltà a prendere le distanze e a proteggersi. Di conseguenza la vittima di abuso sessuale si trova in un doppio vicolo cieco: cercare di valere qualcosa e quindi perdere il legame con l’abusante, oppure restare con una parte introiettata spregevole di sé per conservare il rapporto. Tra i peggiori nemici in questo dramma vi sono: il silenzio e la minimizzazione. lità di valutare criticamente i propri giudizi, i propri stati d’animo e le sensazioni personali. In termini evolutivi di crescita, il segreto funzionera come un potente divieto a prendere posizione verso di sé e verso quella esperienza, creando un’area opaca per il pensiero. II meccanismo di difesa dell’estraniazione, come meccanismo di adattamento al trauma, ha a che vedere con questo aspetto di tagliare i collegamenti tra pensiero ed emozioni. Ciò può essere attuato a tutte le età. Il segreto è sentito molto spesso dalle vittime, purtroppo, come il minore dei mali. lità di valutare criticamente i propri giudizi, i propri stati d’animo e le sensazioni personali. In termini evolutivi di crescita, il segreto funzionera come un potente divieto a prendere posizione verso di sé e verso quella esperienza, creando un’area opaca per il pensiero. II meccanismo di difesa dell’estraniazione, come meccanismo di adattamento al trauma, ha a che vedere con questo aspetto di tagliare i collegamenti tra pensiero ed emozioni. Ciò può essere attuato a tutte le età. Il segreto è sentito molto spesso dalle vittime, purtroppo, come il minore dei mali. Anche quando viene abbandonato raramente ciò aviene in modo definitivo. E’ riduttivo pensare che la rivelazione sia un momento di per sé benefico, perché moralmente giusto e indispensabile. L’esigenza di rivelare quanto è successo, se non accolta adeguatamente, può diventare a sua volta elemento di rinforzo di un atteggiamento di segregazione dentro di sé di aree importanti della propria affettività.

Francesca Siboni

Condividi l’articolo su:

Continua a leggere

pagina dedicata agli articoli